venerdì 14 gennaio 2011

Lentinismo finanziario


Si può avere un atteggiamento lentinista senza fare sostanzialmente nulla? Si può, se si ha a che fare con Stefano Salvi, il fastidiosissimo “vice Gabibbo” che anni inseguiva vari personaggi con interviste al limite della molestia, provocando spesso reazioni violente (famoso un “non rompa i coglioni a me” di Montanelli).
Si può, soprattutto, se si è Enrico Cuccia, cioè il potentissimo custode della finanza italiana per mezzo secolo, un incrocio fra Andreotti, Fu Manchu e la Sfinge.
Godetevi questa strepitosa intervista (?), qui ripresa dai titoli di testa di un film. Purtroppo manca il finale, in cui Cuccia arriva in ufficio e due robusti uscieri si prendono prontamente cura di Salvi.



Poi per carità: molte domande meritavano certamente una risposta. Ma a livello di stile, Cuccia l’ha annichilito, superbamente inaccessibile.



martedì 11 gennaio 2011

Lentinismo live


Uomini della security che se la prendono col pubblico? Troppi.
Cantanti che se la prendono col pubblico? Tanti.
Uomini della security che se la prendono coi cantanti? Pochissimi.
Ma credo ce ne sia stato uno solo che non si è fatto problemi a prendere a calci e pugni un’icona del rock, gridandogli pure di tutto. 
Della serie: non m’importa chi sei, io massacro pure te.

Saltate pure i primi due minuti del video.


Sento che a un certo momento gli ha pure detto "sparati".

lunedì 10 gennaio 2011

Lentinismo cestistico


Nei film e telefilm americani le partite di basket finiscono sempre allo stesso modo, con il punteggio deciso all’ultimo tiro scoccato all’ultimo secondo, e la palla che gira sull’anello del canestro per mezz’ora. Per fortuna in realtà il canestro è uno sport che regala vittorie molto più lentiniste. 
Nel 1991, ad esempio, i Chicago Bulls demolirono i Detroit Pistons. I Pistons, detti “bad boys” per il loro gioco molto muscolare e aggressivo, avevano vinto i precedenti due titoli, ogni volta stroncando i Bulls sul cammino. Ma quell’anno segnò la svolta: Michael Jordan e i suoi compagni erano ormai maturi (di lì a poco avrebbero vinto il primo dei loro tre titoli di fila), e si liberarono della loro bestia nera con un netto 4-0. Nell’ultima gara li umiliarono al punto che i Pistons lasciarono il campo alcuni secondi PRIMA della fine, pur di non stringere la mano ai vincitori: a Roma si dice “rosicare”. Altro che canestro all’ultimo secondo, quella sì che è una vittoria.


La scena comincia a 3’05”

giovedì 6 gennaio 2011

Lentinismo capitale


Un condannato a morte ha di fronte a sé la chance per un’uscita di scena alla grande: davanti al boia chi ha davvero spirito lentinista nella vene può lasciare un’eredità immortale con un’ultima, epica dichiarazione.
Carl Panzram, ad esempio, serial killer con una storia criminale spaventosa, fu condannato all’impiccagione, e come ultime parole lasciò “Sbrigatevi! Ne potrei accoppare altri dieci mentre state qui a cazzeggiare.”
Non male, ma fece anche meglio un certo James French, un uomo cui non difettava il senso dell’umorismo. Condannato all’ergastolo, decise che voleva morire, ma aveva paura di suicidarsi. Ebbe perciò la bella idea di accoppare il proprio compagno di cella, guadagnandosi così la sedia elettrica.
Le ultime parole di French furono “Hey, how about this for a headline for tomorrow’s paper? FRENCH FRIES!”

martedì 4 gennaio 2011

Wikilentinismo

Sì, lo so, fin troppo scontato: ma quando uno ha fatto incazzare l’uomo più potente del mondo tanto che organizza una task force contro di lui, quando è ricercato in 188 nazioni (a proposito: quali saranno le 13 non interessate?) e poi lo beccano solo perché si costituisce, quando fa saltare tutte le regole scritte e non scritte di privacy e diplomazia piantando un casino mai visto, è chiaro che quello è il lentinista dell'anno appena finito.

lunedì 27 dicembre 2010

Lentinismo celeste


Una delle più famose partite di sempre, il “Maracanazo”, si giocò durante i mondiali del 1950 fra Brasile e Uruguay. Tecnicamente non era una finale, ma l’ultima partita di un gironcino all’italiana, sta di fatto che ai padroni di casa bastava un pareggio per essere campioni. In più erano fortissimi, favoritissimi, e avevano dalla loro i 200.000 tifosi del Maracanà. Come molti sanno, i Brasiliani si gettarono follemente all’attacco, segnarono, continuarono ad attaccare, furono raggiunti, continuarono ancora stupidamente ad attaccare e alla fine l’Uruguay segnò, vinse 2 a 1 e fu campione: vi furono decine di infarti e suicidi, il governo brasiliano proclamò tre giorni di lutto nazionale, un disastro.
Quello che pochi sanno è che il momento decisivo della partita fu un momento che non ci si aspetterebbe: subito dopo il goal del Brasile, mentre il pubblico esultava per quello che sembrava l’inizio della goleada. 
Il capitano dell’Uruguay, Obdulio Varela, prese la palla in fondo alla rete, iniziò a camminare molto lentamente (e lentinescamente) verso centrocampo, e a lamentarsi con l’arbitro con una scusa qualunque. I Brasiliani non vedevano l’ora di ricominciare a giocare, e quello lì ritardava la ripresa. Il pubblico rumoreggiava: la mattanza doveva riprendere subito!
Varela invece spezzava il ritmo, i giocatori brasiliani si innervosivano sempre di più. Pare che addirittura uno arrivò a sputargli in faccia.
Quando la partita riprese, capì che i loro nervi erano saltati. E che finalmente l’Uruguay avrebbe potuto vincere.

giovedì 23 dicembre 2010

Lentinismo da baraccone


Frank Lentini fu un fenomeno del circo Barnum agli inizi del ‘900. Di origine siciliana, aveva tre gambe e quattro coglioni. Non so se siamo parenti, ma se così fosse, sarebbe davvero curioso sapere di avere avuto un antenato con qualcosa in più rispetto a me: una gamba, appunto.