lunedì 28 febbraio 2011

Lentinismo olimpico


Mark Spitz si presenta da favorito alle Olimpiadi del ’68. È iscritto a 6 gare di nuoto, e ha la bella pensata di dichiarare ai giornalisti che le vincerà sicuramente tutte e sei. Ovviamente gli va male: nella gare inviduali vince un argento e un bronzo, e vince l’oro solo nelle due staffette. Mica poco, per carità, ma nulla a che fare con le presuntuose dichiarazioni iniziali.
Quattro anni dopo, alle Olimpiadi successive, dimostra di aver imparato la lezione di umiltà: stavolta si iscrive a sette gare e questa volta si presenta ai giornalisti dichiarando… che le vincerà tutte e sette. Partono le pernacchie.
Dopodiché vince sette ori (battendo ogni volta il record del mondo, tanto che c’è), quindi si ritira, a soli 22 anni. E zitti tutti.
Non male per uno nato in una città che si chiama “Modesto”.

venerdì 25 febbraio 2011

Lentinismo cinese


Sì, sei un’icona. 
Sì, quel giorno dell’89 hai sfidato i carri armati, li hai vinti, e nonostante non si sappia neppure il tuo nome, sei diventato uno dei simboli della lotta alla dittatura e un simbolo di ispirazione per tutta l’umanità. 
Sì, il tuo esempio rifulge per forza morale. 
Sì, va bene, sei un eroe.
Ma diciamocelo: cosa ti ha portato a pensare che quegli stessi carri armati, che il giorno prima avevano tranquillamente massacrato centinaia di ragazzi come te, non ti avrebbero investito? Cosa ti ha fatto credere che il carrista non avrebbe avuto il coraggio di spazzare via PROPRIO TE?
Onore al tuo immenso coraggio, ragazzo. Ma onore anche alla tua immensa presunzione!

giovedì 24 febbraio 2011

Lentinismo violinista


Di Paganini è rimasta famosa una frase “Paganini non ripete”, che sembra spocchiosa, ma in realtà è solo la dichiarazione di un grande improvvisatore che ogni volta suonava in modo diverso. 
Molto più lentinista è l’apparentemente umile frase “Se non studio per un giorno me ne accorgo io, se non studio per due giorni se ne accorge il pubblico”, che è come dire: sarò anche umano, ma comunque molto meno di voi. 
Tanto per chiarire.

mercoledì 23 febbraio 2011

Lentinismo al luppolo


I Mondiali di calcio del 1998 vedono un sorteggio sfortunatissimo per l’ordine pubblico: Tunisia-Inghilterra, a Marsiglia. Gli hooligan calano in massa, i Tunisini si alleano coi Marsigliesi (molti dei quali di origine nordafricana). Aggiungete la polizia, e potete immaginare il risultato: cariche, risse, bottiglie che volano, fumogeni, coltellate.
Durante questi due giorni di battaglia viene scattata la foto qui a fianco: mentre alle sue spalle c’è l’inferno, da cui chiunque di noi sarebbe fuggito a gambe levate, il nostro eroe trotterella via, preoccupato solo di non rovesciare le sue DUE pinte.
Vigliaccheria, egoismo, tirchiaggine: la foto diventa famosa come “green shirt mush”, e il tizio diventa, giustamente, un eroe.

lunedì 21 febbraio 2011

Lentinismo antartico


Cent’anni fa circa, i grandi esploratori competevano fra loro su chi piantava per primo la bandierina nei pochi luoghi ancora vergini. La spedizione guidata dall’inglese Falcon Scott salpò nel giugno del 1910 per arrivare al Polo Sud. Ci arrivarono un anno e mezzo dopo, dove però trovarono la bandiera norvegese di Amundsen, che li aveva preceduti di un mese abbondante. Immaginate con quale morale i cinque intrapresero il viaggio di ritorno, arrancando nella neve. Fame, freddo e stanchezza li stavano condannando. 
In particolare un certo Lawrence Oates, con un piede congelato, rallentava il gruppo, condannando gli altri.
Quando Oates capì di essere solo un peso, si alzò dalla tenda e come nulla fosse disse “I’m just going outside and maybe some time”, pressappoco “Esco fuori e ci sto un poco”, poi sparì per sempre nella tormenta.
(Mi piacerebbe dire che il suo sacrifico servì, ma la verità è che gli altri morirono di fame a pochi km da un enorme deposito di cibo.)
In effetti la solita scusa delle sigarette non sarebbe stata molto credibile.

venerdì 18 febbraio 2011

Lentinismo hollywoodiano


Michael Cimino rappresenta un percorso di carriera brillantemente lentinista. Esponente della nuova generazione di grandi registi americani anni ’70, più pazzo degli altri, lottò sempre per avere il controllo totale dei suoi film.
Realizzò così “Il cacciatore”, uno dei più grandi film di sempre, vincendo la sua scommessa, (e cinque oscar).
Ebbe finalmente carta bianca da parte della United Artist: girò così il film successivo, “I cancelli del cielo”, un altro filmone. Risultato? Il film venne demolito dalla critica, fu un tale flop che la casa di produzione, la United Artist, fallì, e la carriera di Cimino fu stroncata per sempre. Ineccepibile!

giovedì 17 febbraio 2011

Lentinismo sodomitico


Oscar Wilde faceva impazzire la Londra vittoriana: troppo brillante, troppo avanti, troppo finocchio per quella gente triste. Tentarono in tutti i modi di farlo tacere, finendo per processarlo per “immoralità”. Ovviamente Wilde si difese da solo, e alla grande, in nome dell’Arte. Li tirò così scemi che si attaccarono al reato di sodomia (!) per stroncarlo.
Ecco un esempio della sua linea difensiva:

ACCUSA: Lei ha letto "Il prete e il chierichetto"?

WILDE: Sì.

ACCUSA: Non dubita che quello fosse un racconto sconveniente?

WILDE: Dal punto di vista letterario era altamente sconveniente. Per uno che si occupi di letteratura è impossibile giudicarlo diversamente. Per "letteratura" intendo il trattamento, la scelta del tema e così via. Giudicai pessima la forma e pessimo il soggetto.

ACCUSA: Se non sbaglio lei è dell'idea che non esistano libri immorali.

WILDE: Infatti.

ACCUSA: Posso concludere che per lei "Il prete e il chierichetto" non era uno scritto immorale?

WILDE: Era peggio che immorale. Era scritto male.